Cooking the Revolution

Che mangiare sia un atto politico, l’ho detto e continuo a dirlo. Che con il cibo si possa fare la rivoluzione, be’ non l’ho detto io, ma rubo volentieri la citazione. La rubo al mitico Jamie Oliver, che da anni cerca di insegnare agli inglesi (e non solo) a mangiare e non a nutrirsi per riempire la pancia, e a farlo in modo sano e sostenibile.

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Frohe Ostern in Wien!

Ritorno con un viaggio, meglio, ritorno da un viaggio. Breve, brevissimo, e non troppo lontano, ma quel che basta per respirare un’aria diversa: già di Nord Europa (anche se tecnicamente saremmo nella Mitteleuropa), e non solo per le temperature. Perché la Pasqua a Vienna ha voluto dire anche neve, vento e pioggia (gelida, comunque), ma anche e soprattutto l’assaggio di un altro modo di essere città.

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Zucca + Tajine = me contenta

Chi mi conosce sa che ci sono pochi ortaggi al mondo che amo come la zucca. Per me è quasi una questione di amore, l’adoro in ogni sua versione. Già tempo fa le avevo dedicato un post con diverse ricette che avevo testato.

Questa volta, sul finire della stagione, ho deciso di cucinarla in una delle mie pentole-feticcio, questa per la precisione: trovo che la cottura in tajine si presti particolarmente per valorizzare le verdure, che solitamente non sono considerate come elemento di punta delle preparazioni in umido, a favore invece delle carni bianche e rosse.

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Spring is here! (Tortine al limone caramellato)

E poi, senza chiedere il permesso a nessuno, è arrivata la primavera. Già si vedevano le prime avvisaglie: alberi fioriti che spuntavano tra un blocco di cemento e un parcheggio, qualche uccellino furtivo sorpreso a cinguettare la mattina, persino un odore diverso (diverso dal PM10) nell’aria. Persino a Milano.

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Post al pesto

Pistou. Pesto sauce. Pesto “alla” genovese. E altri orrori a seguire. 

Basta, il pesto è uno solo, e non è questione di campanilismo (no no, si chiama marketing territoriale. E il fatto che io sia genovese non c’entra). E come fare a stabilire qual è il miglior pesto in assoluto? Basta organizzare un Campionato Mondiale di Pesto, rigorosamente al mortaio. E’ questo l’appuntamento che da alcuni anni l’associazione Palatifini propone alla città di Genova ma soprattutto al resto del mondo, dove a quanto pare il pesto è la terza salsa più famosa.

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L’ultima zuppa dell’inverno?

Salutiamo (forse) l’inverno più pazzo degli ultimi anni, pronti a dare il benvenuto alla primavera?

Per non smentirmi ho deciso che avrei concluso idealmente l’inverno con una zuppa: comfort, semplicità, salute, calore. Ecco perchè le amo tanto.

Questa è la zuppa di riso e bietole:

2 mazzi di bietole bio
2 porri bio
200 g di riso per minestre (originario)
brodo vegetale
olio extravergine d’oliva
parmiggiano reggiano

Preparare innanzitutto il brodo: io ho usato 2 carote, 2 coste di sedano, 1 cipolla, 1 patata, 1 foglia di alloro e ho coperto il tutto con 2 litri di acqua fredda. Ho cotto il tutto in pentola a pressione per circa 30 minuti dal fischio (si può cuocere anche di più, in pentola normale, ma questa versione è quella quick!).

Lavare bene le bietole e tagliarle a striscioline sottili. Lavare bene anche i porri e tagliarli a rondelle, compresa la parte verde. 

Far rosolare i porri con un paio di cucchiai di olio in una pentola capiente, aggiungere quindi le bietole e far insaporire un paio di minuti. Versare il brodo (circa 1 litro) e far cuocere a fuoco medio per una decina di minuti. A questo punto aggiungere il riso e portare a cottura.

Regolare di sale e di pepe, versare nelle fondine e aggiungere un filo d’olio a crudo, un po’ di grana a scaglie e del peperoncino tritato o del pepe.

Il ritorno del foodie (parte seconda)

Riparto da ieri e proseguo a raccontare il secondo momento di gloria della mia ritrovata (più o meno) forma fisica. 

Lunedì scorso sono stata invitata a provare l’anteprima del nuovo menù del Bento Sushi Restaurant, ovvero la Bento Sushi Experience. Prima di parlarne devo fare almeno un paio di ammissioni. La prima è che non vado pazza per i locali di quella zona. Non sono propriamente il mio genere, ci passo davanti solamente quando vado al cinema e sono sempre stata piuttosto scettica anche a riguardo del Bento. (Fighetti, è questa la parola che sto cercando di evitare)

La seconda confessione è che Sushi Bar a Milano mi evoca alternativamente le tinte fosche di locali pseudogiap dalla qualità dubbia, frequentati da adolescenti che cercano di far colpo sulla morosetta o che si trascinano dietro sghignazzanti compagnie, oppure il peggior wannabe in salsa teriyaki e spocchia d’ordinanza in locali che di notevole hanno solo il prezzo.

Per fortuna sono una persona che riesce anche a mettere in discussione le sue più granitiche certezze. E devo dire che il Bento me ne ha dato occasione. Il menù di degustazione delle sei new entry si è rivelato davvero interessante: una rivisitazione contemporanea e fusion del classico sushi che tocca secondo me il clou con la bentosfera (una sfera di riso ricoperta di tonno scottato e decorata con un ciuffetto di creamcheese e uova di pesce). 

Di ottima qualità anche il resto del menù, generosamente offerto in degustazione, che rivela comunque sempre una ricerca attenta e mai banale, e un plauso anche ai cocktail originali proposti dalla barman del locale. A proposito di quest’ultimo, ho apprezzato molto il décor che non scade nel pacchiano o nel finto feng shui come spesso si vede in giro (due instagram per dare un’idea).

Ottima, anche questa volta, la compagnia: qualcuno ha detto che sembrava un Foodies in MI sotto mentite spoglie, e in effetti non mancava proprio nessuno: Jasmine, Gaia, Alice, Cecilia, Teresa e qualcun altro che sicuramente sto dimenticando e spero mi perdoni la sbadataggine.

Una bella serata, insomma, in un locale in cui non sarei mai entrata di mia sponte ma che si è rivelato una piacevole sorpresa. Mi piacerebbe che nel menù comparissero anche pesci meno famosi ma ugualmente ottimi: tonno e salmone sono due tra le speci marine maggiormente in pericolo, e sarebbe bello che nella sperimentazione e nella ricerca si provasse a tenere in conto anche dell’impatto ambientale e sociale delle materie prime. 

Vita da foodie, il ritorno (parte prima)

Sono tornata anche a una vita che non oserei definire mondana, ma che se non altro propone qualche bella serata e molti incontri interessanti in relazione al mio status auto conferito di foodie. Negli ultimi 10 giorni in particolare ho partecipato a due eventi, molto diversi tra loro, ma entrambi ad alto tasso di soddisfazione gastronomica.

Il primo è stato La cena della rete, evento finale del ciclo dedicato al cibo di Vodafone Open Lab in Triennale (date un’occhiata al programma… ci sono tonnellate di incontri da non perdere che spaziano dallo sport all’arte)

La settimana prima avevo partecipato a un incontro dedicato al pesce di lago con Cesare Battisti, chef del Ratanà, moderato da Barbara Torresan (alias Chez Babs, bravissima blogger e amica) che mi aveva lasciato a dir poco con l’acquolina in bocca e una curiosità smisurata per le anticipazioni sulla cena. E devo dire che anche per ciò che riguarda le proposte degli altri chef le mie aspettative non sono andate deluse. Pur nei limiti del proprio gusto (per dire, il fegato di rana pescatrice può suscitare qualche perplessità) ho trovato tutti i piatti degni di nota, con una personale preferenza per la Zuppa Etrusca di Aimo e Nadia, che ho letteralmente adorato! E guest star della serata il pane di Eugenio Pol.

Suggestiva sicuramente la cornice (il salone d’onore della Triennale), ottima la compagnia delle foodblogger, un po’ lenta la serata (non ho più il fisico?), un po’ troppo soffuse le luci e giudizio sospeso sugli intermezzi musicali futuristi: ma in generale una bella occasione per conoscere i prodotti, chi li produce e chi ne fa oggetto di una ricerca continua e instancabile. 

Homemade is better! La torta della nonna, per esempio

Avete presente quelle serate in cui un’ottima pizza (o anche una pizza decente, se siete a Milano) viene rovinata da una disastrosa lista di dolci rigorosamente industriali? In quella lista non mancano mai, e sottolineo mai, alcuni punti fermi. Il tartufo nero e bianco. Il crème caramel. La panna cotta. E la torta della nonna.

A parte che mia nonna non ha mai fatto dolci di questo tipo (era pugliese e faceva divinamente le cartellate), non è per rendere omaggio a lei che ho deciso di farlo. Ero semplicemente curiosa di provare il vero gusto di questa torta, che nella sua versione homemade è veramente deliziosa (se si taglia un po’ di zucchero qua e là, per renderla meno stucchevole).

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I’m back: novità e una stanza tutta per me (su etsy.com)

Ritorno. Finalmente. 

Esattamente un mese fa uno stupidissimo incidente domestico mi ha provocato la frattura di una vertebra e due settimane di letto, molta fatica per ricominciare a camminare, altrettanta per ritornare a una vita normale. Chiusa la parentesi, il dolore per fortuna si dimentica in fretta, e io ho fretta di ricominciare a fare tutto. 

Ho ricominciato a cucinare partendo come mi ero promessa dai budini di riso di Jul’s Kitchen, che ho letteralmente divorato e adorato. Eccoli in versione Instagram.

Ma veniamo alle novità. Stare a letto mi ha permesso se non altro di pasticciare un po’ con il css e l’html del mio blog, che finalmente ha un aspetto più pulito e minimale e che mi rispecchia meglio: grazie anche ai feedback di alcuni amici su facebook sono arrivata a un risultato di cui vado molto fiera.

E c’è di più! Finalmente ho anche un’illustrazione che personalizza il mio header e racconta qualcosa di me e del mio spazio web. E’ il magnifico lavoro dell’illustratrice Cecilia Botta, di cui sono a dir poco entusiasta. 

Last but non least, sono finalmente riuscita ad aprire un mio spazio su etsy.com (chiamarlo shop mi sembra eccessivo, ma in realtà questo è): si chiama ovviamente pepper’s corner e per il momento propongo un po’ di materiali per la creazione di bijoux e gioielli (attività che per il momento ho abbandonato), ma in futuro non escludo di mettere in vendita qualcosa di handmade! Andate, curiosate e promuovete :)

E presto tornerò con qualche ricetta che sto sperimentando in questi giorni, viva l’iperattività!